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    RADIOGRAFIA DELLA RESISTENZA

    di Alfredo Facchini

    Nonostante alcune rivalità, i gruppi armati di Gaza operano da anni in un quadro unitario chiamato:
    “Joint Operations Room of Palestinian Resistance Factions in Gaza”. Fondata nel 2018, questa struttura:
    • Coordina le strategie difensive e offensive tra Hamas, PIJ, FPLP, PRC, DFLP e altri.
    • Non esiste un “capo unico”, ma una cabina di regia collettiva con delegati militari
    • È stata attivata ufficialmente anche per il 7 ottobre, secondo dichiarazioni rilasciate due giorni dopo l’attacco.

    Di seguito una breve ricognizione sui quattro principali gruppi della Resistenza palestinese, i più influenti sul piano militare, politico e simbolico:
    • Fatah (e le Brigate dei Martiri di al-Aqsa)
    • Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)
    • Movimento di Resistenza Islamica (Hamas)
    • Jihad Islamica Palestinese (PIJ)

    Fatah (Harakat al-Tahrir al-Watani al-Filastini)
    Fondazione: 1959 (ufficialmente nel 1965 con il primo attacco armato)
    Ideologia: nazionalismo laico, pragmatismo politico
    Leader storico: Yasser Arafat
    Braccio armato (dal 2000): Brigate dei Martiri di al-Aqsa
    Origine e ideologia
    • Fondato da un gruppo di intellettuali arabi in diaspora, tra cui Arafat, con l’idea di autonomia del movimento palestinese rispetto ai regimi arabi.
    • Ideologia: nazionalismo laico, pluralista, centrato sulla liberazione della Palestina, senza connotazioni religiose o classiste.
    • Dopo la morte di Arafat (2004), inizia una crisi interna profonda.
    • Oggi controlla l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) in Cisgiordania.
    • È parte della resistenza armata, ma con ruolo ambivalente: collabora in Cisgiordania con Israele in materia di “sicurezza”, ma è sotto pressione da giovani combattenti non controllabili.
    • Ha perso centralità come motore della Resistenza. È considerato da molti come corrotto, compromesso, e troppo legato all’Occidente.

    FPLP - Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
    Fondazione: 1967
    Ideologia: marxismo-leninismo, antisionismo, secolarismo, anticapitalismo
    Leader storico: George Habash
    Braccio armato: Brigate Abu Ali Mustafa
    Origine e ideologia
    • Nato dalla fusione di vari gruppi panarabisti e marxisti dopo la guerra del 1967.
    • L’unico gruppo storico palestinese a coniugare questione nazionale e lotta di classe.
    • Si ispira a Guevara, Mao, Frantz Fanon, e alla rivoluzione algerina.
    • Ha spesso criticato l’OLP da sinistra, senza mai uscirne del tutto.
    • Attivo soprattutto in Cisgiordania (Nablus, Jenin) e a Gaza.
    • È l’unico gruppo ad avere ancora legami con la sinistra rivoluzionaria internazionale (Cuba, Venezuela, partiti comunisti).
    • Tra i giovani militanti radicali è in crescita, specie tra chi rigetta il compromesso dell’ANP e cerca un’alternativa laica a Hamas.

    Hamas - Movimento di Resistenza Islamica
    Fondazione: 1987 (durante la Prima Intifada)
    Ideologia: islamismo sunnita, resistenza nazionale, antisionismo
    Braccio armato: Brigate Izz ad-Din al-Qassam
    Origine e ideologia
    • Fondato come emanazione palestinese dei Fratelli Musulmani, inizialmente con l’obiettivo di creare uno Stato islamico in Palestina.
    • Inizialmente non parte dell’OLP, ma guadagna popolarità come alternativa all’“élite secolarizzata e corrotta”.
    • 2006: vince le elezioni legislative, ma viene boicottato a livello internazionale.
    • 2007: prende il controllo di Gaza, cacciando Fatah.
    • Hamas è il governo de facto di Gaza. Gestisce servizi, sicurezza, sanità, istruzione.
    • Le Brigate al-Qassam sono oggi una delle forze paramilitari più organizzate del Medio Oriente.
    • È percepito come forza autentica e radicata, ma anche come autoritaria e chiusa.

    Jihad Islamica Palestinese (PIJ)
    Fondazione: primi anni ’80
    Ideologia: islamismo rivoluzionario, lotta armata permanente
    Braccio armato: Brigate al-Quds (Gerusalemme)
    Origine e ideologia
    • Nata da una scissione di intellettuali islamisti più radicali rispetto a Hamas.
    • Non partecipa alle elezioni, rifiuta ogni compromesso politico con Israele.
    • Ideologia: jihad contro l’occupazione fino alla liberazione completa della Palestina.
    • Sempre impegnata nella lotta armata, spesso in coordinamento con Hamas, ma senza le sue ambizioni di governo.
    • Base principale: Gaza, ma presente anche in Cisgiordania (Jenin, Tulkarem).
    • Ha legami forti con l’Iran e Hezbollah.
    • Molto attiva nella “nuova resistenza armata” della Cisgiordania.

    A Gaza, operano una decina di gruppi armati palestinesi, con diversi gradi di organizzazione, arsenale, radicamento e affiliazione politica o religiosa. Alcuni sono vere e proprie brigate paramilitari strutturate, altri sono piccoli gruppi locali o emanazioni di partiti politici.

    Oltre le già citate Brigate Izz ad-Din al-Qassam (Hamas), Brigate al-Quds (Jihad Islamica Palestinese), Brigate Abu Ali Mustafa (FPLP), Brigate dei Martiri di al-Aqsa (Fatah)
    a Gaza operano gruppi medi o emergenti:
    Resistenza Nazionale (DFLP – Fronte Democratico)
    • Braccio armato del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, marxista

    Movimento al-Sa’iqa (Fulmine)
    • Legato storicamente al partito baathista siriano

    Fronte di Lotta Popolare Palestinese (PFLF-GC)

    Brigate della Resistenza Popolare (PRC – Popular Resistance Committees)
    • Nato da ex-membri di Fatah, Hamas, PIJ

    Infine si contano una mezza dozzina di micro-gruppi jihadisti salafiti (con simpatie ISIS o al-Qaeda).
    Questi gruppi non sono parte della resistenza nazionale unitaria e spesso sono in contrasto con Hamas.

    In conclusione da segnalare un passaggio storico per la Resistenza palestinese. Pechino, 21–23 luglio 2024: le fazioni palestinesi dopo anni di schermaglie e divisioni trovano un’intesa. Per la prima volta, 14 gruppi politici e armati - tra cui Hamas, Fatah, Jihad Islamica, FPLP e DFLP - si sono riuniti in un unico tavolo.
    Il vertice si è concluso con la firma della Dichiarazione di Pechino, alla presenza del ministro degli Esteri cinese Wang Yi.
    L’accordo punta a ricostruire l’unità nazionale sotto l’ombrello dell’OLP, con la formazione di un governo ad interim, la ricostruzione di Gaza e l’organizzazione di elezioni generali.

    Alfredo Facchini

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