Enriqueta Martí, conosciuta come la “Vampira di Barcellona”, è una delle figure più agghiaccianti della storia spagnola dei primi del '900. Una donna che viveva ai margini della società, ma muovendosi tra i mondi della povertà e dell’eleganza borghese, vestita da mendicante di giorno e da elegante mondana di notte. Nel 1912, il suo arresto in seguito alla scomparsa di una giovane ragazza, Teresita Guitart, scatenò un vero e proprio delirio mediatico. La polizia trovò resti umani, coltelli macchiati di sangue e barattoli di grasso e sangue, prove che alimentarono il mito di una strega che uccideva bambini. Ma indagini successive rivelarono che le ossa appartenevano a un adulto, che le lettere “in codice” erano solo appunti sulla mendicità e che i barattoli erano parte di rimedi popolari tradizionali. Enriqueta morì in prigione nel 1913, senza mai essere stata processata, e molti credono che sia stata un capro espiatorio. Recenti studi suggeriscono che il suo caso potrebbe essere stato una copertura per una più ampia rete di sfruttamento minorile che coinvolgeva ambienti potenti. La leggenda della “vampira di Barcellona” persiste, non come mostro, ma come simbolo dell’oscurità nascosta di una città, dove convergono povertà, corruzione e paura.
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