Può Milano diventare ciclabile con 100 mila euro di cartelli?
La nuova trovata del comune di Milano è la #bicipolitana, una riorganizzazione dei percorsi ciclabili presenti (sia mai farne nuovi) per dare loro organicità e aiutare l’orientamento di chi le usa, grazie a cartelli e pittogrammi.
A #Pesaro è stato un successo, ma lì c’è anche una rete di ciclabili solida e ben fatta. Invece, a vedere la mappa di quella di Milano, qualcosa non quadra: una parte significativa dei percorsi è addirittura totalmente priva di infrastruttura ciclabile. Per esempio la linea 4, “Venezia-Rombon”, la valuterei come pericolosa in bici, altro che consigliata…
A me sembra solo l’ennesimo intervento omeopatico per la #ciclabilità.
@rivoluzioneurbanamobilita @milano il concetto di bicipolitana l’ho sempre trovato alquanto lontano dal promuovere la ciclabilità.
L’analogia con la metropolitana mi sembra invece calzante per quelli che sembrano i veri intenti: cercare di spostare il traffico ciclistico su una viabilità ben precisa e predeterminata, evitando per quanto possibile interferenze col traffico automobilistico.
Questo è l’esatto opposto della micromobilità permessa dalla bicicletta.
La bicipolitana mi da l’idea di un comune che getta la spugna sul rendere l’intera città a misura di bici ma relegandola invece solo a “dove è prevista”. Lì, con tutte le tutele ai ciclisti, sia chiaro.
@yogurt
Credo che la ciclopolitana possa funzionare come “cicliegina sulla torta” di una rete ciclabile di base fatta bene. Aiuta a capire l’orientamento e dà una direzione all’amministrazione per completare quei pezzi che mancano, ad uniformare la segnaletica. Può aiutare chi non conosce il posto o chi usa la bici le prime volte.Ma senza una base concreta, mi aspetto una serie di cartelli sparsi che inizialmente evidenzieranno le lacune della rete, e in seguito saranno dimenticati.
@rivoluzioneurbanamobilita @milano si concordo.
La vedo utile per città accoglienti e attraversate da cicloturismo che già permettano di circolare agevolmente in bici. Quindi più orientate a itinerari “tematici” per fruire della città (es. giro dei monumenti storici).
Molto meno invece per funzioni meramente di spostamento.
Una cosa che manca spesso nella comunicazione di queste iniziative è il pubblico al quale sono rivolte: ciclisti pendolari, adulti con figli piccoli, turisti, ciclisti sportivi ecc…
@yogurt @rivoluzioneurbanamobilita @milano più che altro avrebbe senso in una città che è già veramente ciclabile, creare percorsi a “scorrimento veloce”, larghi, sicuri e preferenziali, per migliorare lo spostamento rapido tra zone diverse
Senza voler negare niente di quello detto qui, per fare una città ciclabile, si deve pedalare. Quando i ciclisti diventano di più, il resto della cittadinanza si adatta. Lo so che questo è chiaro a tutti che leggono qui.




