Da qualche tempo, abbiamo anche noi la nostra AI, che si chiama LLM Minerva e che adesso evolve in una piattaforma multimodale, con accesso al Web in tempo reale, analisi documentale e nuove garanzie di sicurezza. La novità, o per meglio dire una delle novità è che “pensa” in italiano. Non è quindi solo un fatto di potenza (quella del supercomputer Leonardo ha un ruolo centrale) ma di progetto, architettura e linguaggio. «Perché, come si sarà accorto chiunque utilizzi l’intelligenza artificiale – spiega l’anima del progetto, Roberto Navigli – la lingua sono gli occhiali con cui l’AI vede il mondo e lo comunica all’utilizzatore. A parità di “potenza”, i modelli non addestrati in italiano riconoscono meno la cultura italiana e ciò si riflette sul servizio all’utente italiano».
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(Usano Google reCaptcha.)


