Con decenni di anticipo, Roald Dahl ha descritto due piaghe del XXI secolo.
Ne ‘Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra’ si parla delle truffe alle persone fragili. Si cambia mezzo, dalle lettere alle vedove alle telefonate di finti carabinieri, ma il risultato è identico.
Ne ‘Lo scrittore automatico’ invece come non scorgere tutta la spazzatura che ormai ci propina l’IA? Perché dubito che dietro certi libri ci siano persone vere.
@d_von_bern
Non ho letto «Lo scrittore automatico», mi hai fatto venire l’acquolina in bocca. Ma il racconto che mi è sembrato di anticipare gli effetti dell’IA è stato «La macchina per fare i compiti», di Rodari.@troppacaffeina @cultura @libri@feddit.it @libri@mastodon.uno @letterina
@giorgiograppa @troppacaffeina @cultura @libri@feddit.it @libri @letterina
Rodari descrive gli effetti. Dahl si concentra di più sul “processo creativo”, su come funziona la macchina.
Ma non voglio spoilerare troppo. 😉
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Me lo fai ancora più interessante. 😁@d_von_bern @troppacaffeina @cultura @libri@feddit.it @libri@mastodon.uno @letterina
Io cercavo un racconto breve per far riflettere i miei alunni (3º e 4º ESO, equivalente ai due primi anni della scuola secondaria di secondo grado) sugli effetti dell’IA e mi sono imbattuto in quello del Rodari che va a pennello.
@d_von_bern @troppacaffeina @cultura @libri@feddit.it @libri@mastodon.uno @letterina sul tema della scrittura automatica artificiale c’è poi (o meglio, prima) “Il versificatore” di Primo Levi, del 1960
https://it.wikipedia.org/wiki/Storie/naturali/%28Primo/_Levi%29



