Meloni, il Manifesto di Ventotene e il trolling di governo
Mentre lo Stato di diritto in Italia è sempre più minacciato, sul Manifesto di Ventotene la presidente del Consiglio Giorgia Meloni solleva l’ennesima polemica utile a deviare l’attenzione su questione identitarie.
Di tanto in tanto, in maniera talvolta spontanea e talvolta deliberata, si formano delle piccole crepe nel maquiullage pre-elettorale di Meloni “baby Draghi” e si intravede la Meloni vera che è nascosta sotto.
Ogni volta, l’Italia intera si infiamma in discussioni assolutamente sterili, dove la sx riscopre che Meloni (o chi per lei) sia “fascista” (eh? lo sai da oggi? te n’eri scordato?) e la dx si affretta a pubblicizzare una qualche strampalata teoria (storica, economica o sociale).
Se non altro, tutti siamo andati un po’ a indagare questo manifesto di Ventotene, così la coscienza politica di chi (a sx e dx) ora se l’è letto non s’è spostata neanche di un millimetro…
L’unica considerazione da fare credo sia che Meloni ha dettato l’argomento del dibattito pubblico, costringendolo in discussioni sterili, divisive e radicalizzanti, e soprattutto tenendolo lontano da argomenti scomodi per il governo.
Intendiamoci, non c’è niente di nuovo in questo: non solo Meloni e i suoi l’han fatto più volte, ma in passato la stessa tecnica è stata adoperata con grande successo da Salvini e Berlusconi prima di lui.
Ora smettetela di pensare a Ventotene e pensate al posizionamento internazionale dell’Italia, alla produzione industriale, alla pressione fiscale, ai centri migranti in Albania, agli spyware sui telefonini di persone invise alla destra, al rispetto dei mandati d’arresto per crimini contro l’umanità, al ponte sullo stretto i cui lavori da termo ormai devono sempre iniziare “nei prossimi mesi”, all’adeguatezza di un sottosegretario alla Giustizia che divulga con leggerezza notizie segrete e spiffera di non condividere la riforma voluta dal suo ministro, a… che altro sto dimenticando?