Imparare dagli errori: le condizioni che aumentano la suscettibilità al caldo
@lavoro
https://www.puntosicuro.it/imparare-dagli-errori-C-99/imparare-dagli-errori-le-condizioni-che-aumentano-la-suscettibilita-al-caldo-AR-26633/
Esempi di infortuni professionali correlati alle conseguenze delle alte temperature estive. Un caso di colpo di calore in uno stabilimento industriale. Focus sulle condizioni croniche che aumentano la suscettibilità al caldo.
Questo secondo me è un punto fondamentale su cui discutere.
C’è questa bestia impazzita che chiamiamo genericamente “mondo del lavoro”, che non tiene minimamente conto del cambiamento in essere.
Pur non essendo un operaio, un caro amico che soffre di obesità pronunciata mi diceva che l’azienda per cui lavora esigeva che partecipasse ad un cerimoniale davanti a Montecitorio, al sole e nei giorni in cui c’erano 40 gradi, al cospetto di alcuni politici.
Il protocollo prevedeva giacca e cravatta.
Io dico; ma è possibile che tutti facciamo finta di niente? Con il cambiamento climatico in atto, le abitudini lavorative DEVONO cambiare, non si può pretendere che le persone lavorino esattamente come prima.
E questo vale per tutto e tutti, secondo me: procedure di sicurezza, cerimoniali, politici, operai e impiegati
@ilsimoneviaggiatore @lavoro Io sarei molto più pragmatica: andemo lavorar tuti in mudande!
Non lo escluderei a priori, se solo servisse a risolvere il problema! Nella migliore delle ipotesi si attenuerebbe solo…
Ma, seriamente parlando, purtroppo chi deve usare indumenti o scarpe antinfortunistiche no può permetterselo.
Io nel mio ufficio un giorno ho addirittura osato venire con i sandali (non ho contatto col pubblico) e ho scatenato una circolare della Direzione che ha stabilito che il sandalo (ma rigorosamente solo per gli uomini), non rientra nel dress code accettabile per l’ufficio. (tieni presente che i condizionatori non funzionano).
Non ho litigato solo perché non ne ho la forza.
@ilsimoneviaggiatore Se piove poi il dress code richiede rigorosamente il preservativo addosso…
No, seriamente: anche noi abbiamo sulle regole per l’abbigliamento, la faccenda dei sandali. Ma quelli troppo aperti, tipo le ciabatte da spiaggia per capirsi. Se i sandali hanno le dita fuori ma raccolgono il piede, li tieniMa beati voi.
In epoca di cambiamento climatico io tutti questi paletti francamente non li capisco.
Non dico di andare in ufficio in mutande, ma nemmeno si può crepare per sciocche abitudini sociali tutte nostre, come quelle sull’abbigliamento appunto
@ilsimoneviaggiatore Io sono proprio l’ultima persona a poter parlare di dress code, nel senso che proprio non vedo com’è vestita. Perciò una testa di cazzo vestita bene, sarà sempre una testa di cazzo. Ma infiocchettata.
Invece, io credo nel “dress code” quando significa appartenenza. Io sarei per i grembiuli a scuola, le uniformi al lavoro - poi invernale, estiva, insomma basterebbe anche un fazzoletto davanti o una bretella staccabile sul braccio. Col logo della scuola o dell’azienda, dello stesso colore - solo con righe o sfumature distinguibili per la gerarchia più alta specie se si parla di docenti. Il messaggio che deve arrivare è: siamo tutti appartenenti allo stesso luogo. Per cui se manchi di rispetto a me, manchi di rispetto anche a te stesso.



