L’addomesticamento degli utenti Whatsapp e le soluzioni per uscire dai giardini recintati di internet su noblogo:

Per chi non lo conoscesse, WhatsApp è uno strumento che rende facile e comodo aiutare #Facebook a portare avanti la sua missione principale: ottimizzare e vendere all’asta il comportamento umano (conosciuto comunemente come “pubblicità mirata”). Inizialmente ha convinto le persone ad acconsentire a ciò permettendo loro di scambiarsi messaggi di testo su Internet, cosa che era già possibile fare, e combinando un’interfaccia utente facile da apprendere con un marketing di successo. Si è poi esteso a funzioni come le chiamate audio e video gratuite. Le audiochiamate l’hanno aiutato a crescere fino a diventare la piattaforma di comunicazione de facto in molte regioni. Sono sbalordito dalla sua ubiquità ogni volta che visito la mia famiglia: vengo spesso accolto da sguardi quando ricordo loro che non uso WhatsApp.

https://noblogo.org/devol/laddomesticamento-degli-utenti-whatsapp-e-le-soluzioni-per-uscire-dai-giardini

A questo articolo c’è il seguito su hedgedoc:

Teniamo aperte le piattaforme com Matrix, Element, XMPP

Per definizione, non esistono soluzioni facili a problemi difficili. La semplice scelta (o creazione) di una piattaforma che eviti l’addomesticamento degli utenti non è sufficiente se tale piattaforma può cambiare. Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza: oltre a stabilirci sulla piattaforma giusta, dobbiamo assicurarci che rispetti i suoi utenti sia nel presente che nel futuro. Mantenere una piattaforma libera e open source è più diretto[1] che mantenerla “aperta”.

https://hedgedoc.devol.it///s/RgXRfUQb

Emanuele
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32 mesi

WhatsApp è nata nel 2009 per iPhone solo più tardi nel 2014 è stata acquistata da facebook fuck quando molte funzionalità di messaggistica erano già presenti. Fino al 2016 era a pagamento. Nel 2017 il cofondatore di WhatsApp, Brian Acton, ha lasciato l’azienda per avviare una organizzazione no-profit, la Signal Foundation

Jun Bird
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22 mesi

@Filippodb Io uso WA veramente poco, giusto perché c’è gente che conosco che utilizza solo quello. È frustrante dover dipendere dagli altri nella scelta delle piattaforme da adottare. Le piattaforme social in generale detengono un monopolio sui loro utenti. Ricordo che qualche mese fa, in Europa, si parlava di rendere obbligatoria l’interoperabilità tra le varie piattaforme di messaggistica istantanea. Sarebbe meraviglioso.

@privacyn
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32 mesi

Occhio perché sul principio ci siamo, ma sull’implementazione? Il rischio è che si usi il pretesto dell’interoperabilità per abbassare le tutele sul crittaggio, come sta avvenendo con CSAM.

Jun Bird
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2un mese

@privacyn Per ora è tutto molto vago. Letteralmente, tutto quello che si è detto è
“Gatekeepers will have to ensure the interoperability of their instant messaging services’ basic functionalities”
https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2022/03/25/council-and-european-parliament-reach-agreement-on-the-digital-markets-act/
Penso che la messa a punto di un protocollo comune sarà affidata proprio ai gatekeepers, che credo abbiano poco a cuore l’idea che la privacy dei propri utenti sia compromessa, almeno quando interagiscono con altre piattaforme Sarebbe figo se adottassero un protocollo già in uso

@skariko
admin
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32 mesi

È una delle tante cose folli a cui ci hanno abituato le Big Tech per i loro comodi. Ci hanno fatto credere (intendo in generale alla popolazione) che sia normale che se uno ha WhatsApp parli solo con chi ha WhatsApp ma chiunque abbia vissuto gli anni 90 da geek (e in generale chi studia o lavora su queste cose da decenni) sa benissimo quanto questa sia una follia senza senso a livello utente.

Credo che nessuno userebbe un provider telefonico che permettesse di parlare solo con chi ha lo stesso provider telefonico: “oh no, non ti posso chiamare perché tu hai Vodafone e io ho TIM! Vado subito a farmi anche una scheda Vodafone per parlare solo con te!”.

Purtroppo si deve riuscire a parlare soprattutto ai più giovani cosa che temo che non stiamo riuscendo a fare abbastanza a parte rari casi (intendo qui nel magico mondo del fediverso).

DottorFred
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1un mese

@skariko @junbird esistono già sistemi di messaggistica instantanea in grado di comunicare tra loro o predisposte a farlo?

@skariko
admin
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1
edit-2
un mese

Matrix (e anche il buon vecchio XMPP) sono protocolli aperti e permettono di fare esattamente questo.

Con Matrix ad esempio si usa tutti lo stesso protocollo e ognuno utilizza l’applicazione che preferisce.

Se vuoi qui puoi leggere un mio articolo su Matrix: https://www.lealternative.net/2021/04/28/cose-matrix/

Jun Bird
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22 mesi

@skariko Onestamente, credo che siano necessarie spinte istituzionali perché veri cambiamenti si attualizzino in questi ambiti. Il problema è sistemico. Il fatto che l’UE sembri puntare così tanto su queste tecnologie aperte è incoraggiante per me, anche se magari sto un po’ peccando di ingenuità.

Jun Bird
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12 mesi

@skariko Questa è onestamente la ragione per cui mi incazzo quando vedo tecnologie proprietarie adottate nelle scuole e nelle università pubbliche. Si educano le persone a usare strumenti proprietari. Odio che per colpa delle scelte della mia università io sia costretto ad essere un utente di Microsoft Teams. È fondamentalmente lo stesso problema di WA di cui parlavo prima: Microsoft ha il monopolio delle lezioni, degli eventi dei professori e degli studenti della mia università.

@skariko
admin
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22 mesi

Guarda alla scuola pubblica di mio figlio quattrenne obbligano a fare un account Google, fai un po’ te…

Jun Bird
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32 mesi

@skariko Wow, che odio. Anche da questo lato probabilmente ci sarebbe bisogno della spinta istituzionale, impedire l’uso di sistemi proprietari nelle scuole pubbliche. Mi chiedo quanto sarebbe difficile da attuare una norma del genere. Ma sarebbe necessaria, perché la maggior parte delle persone non protesta in merito semplicemente perché pensa che quelle cose lì le si facciano solo con quelle robe offerte da Google, da Microsoft, eccetera. Il fatto che ci siano alternative non è noto.

@privacyn
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0un mese

Io su questo non sono d’accordo. Da un punto di vista etico sono d’accordo con te, le pubbliche amministrazioni dovrebbero utilizzare - quando possibile - software open source e incentivarne l’utilizzo. Però non è tutto rose e fiori, ci sono spesso costi più alti, problemi di sicurezza, scalabilità, mancanza di risorse e competenze ecc ecc. Il software proprietario non è il male assoluto e non dovremmo far passare questo messaggio. Viviamo in una società capitalistica che si fonda sull’impresa e sul lavoro come motore della nostra economia. È dovere delle amministrazioni far rispettare le regole alle aziende che sviluppano software e utilizzare esclusivamente i software che sono conformi alle leggi e che rispettino le regole del mercato e i diritti fondamentali.

@skariko
admin
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fedilink
12 mesi

Si assolutamente, anche se probabilmente basterebbe che un paio di inlfuencer ne parlassero per qualche giorno e diventerebbe “la moda del momento” per come vanno normalmente le cose 😅

gruppo devol

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