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Questa è la comunità ufficiale di *Etica Digitale* su Lemmy. Alcune **informazioni** utili: 🔹 Sito: eticadigitale.org 📧 Email: etica.digitale@mailfence.com [🦣 Mastodon](https://mastodon.bida.im/@eticadigitale) [📣 Telegram (canale)](https://t.me/eticadigitalechannel) [👥 Telegram (gruppo)](https://t.me/eticadigitale)
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Una retorica pericolosa e fuorviante, che ci impedisce di riconoscere i nostri limiti e di comprendere che possiamo controllare solo una piccola parte della nostra vita. Prima o dopo, tutti dobbiamo fare i conti con l’imponderabilità di eventi che cambiano i nostri piani, costringendoci a pesanti rinunce e lasciandoci addosso un senso di fallimento.

Quattro giorni e quasi nessuna foto scattata. Mi sono dimenticata. O forse mi sembrava un atto un po’ sacrilego, un gesto da turisti e non da protagonisti. Ci si sentiva così, al RomHack Camp: non c’era tempo per nulla che non fosse radicalmente esserci, presenti. Così alla fine sono dovuta andare a elemosinare immagini scattate da altri, perché il desiderio di avere un interruttore di ricordi era troppo intenso, dopo, quando tutto era finito. **[(segue)](https://romhack.camp/un-hacker-camp-da-ricordare/)**


#Google Fonts: dalle PA... al @GPDP_IT . Il nuovo post di #MonitoraPA
[\#GOOGLE FONTS: DALLE PA... AL #GARANTEPRIVACY. IL NUOVO POST DI #MONITORAPA](https://monitora-pa.it/2022/09/26/GoogleFonts_dalle_PA_al_Garante.html) Come già [avvenuto in occasione della segnalazione di Google Analytics](https://monitora-pa.it/2022/06/12/una-passeggiata-tra-i-fiori.html) la stragrande maggioranza delle Pubbliche Amministrazioni ha risposto positivamente al nostro appello alla interruzione dei trasferimenti transfrontalieri verso Google causati dalle risorse incorporate dai server di Google Fonts. [(SEGUE)](https://monitora-pa.it/2022/09/26/GoogleFonts_dalle_PA_al_Garante.html)
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Ecco perché il progetto #MonitoraPA comporta benefici per la PA e per i cittadini.
**[Ecco perché il progetto #MonitoraPA comporta benefici per la PA e per i cittadini.](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/lattivismo-di-monitorapa-non-fa-danni-ma-mira-a-proteggere-la-pa-e-i-cittadini-ecco-come/)** Il recente articolo “Monitora PA, se l’attivismo fa danni: intervenga il Garante privacy” fornisce una sorta di riepilogo di tutte le critiche sollevate dal progetto dell’iniziativa collettiva di hacking civico. Ma è anche un’occasione per ribattere punto per punto alle accuse, come viene fatto in questo nuovo articolo pubblicato su [#Agendadigitale](https://poliverso.org/search?tag=Agendadigitale) [\#MonitoraPA](https://poliverso.org/search?tag=MonitoraPA) [#HackingCivico](https://poliverso.org/search?tag=HackingCivico) [www.agendadigitale.eu/sicurezz…](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/lattivismo-di-monitorapa-non-fa-danni-ma-mira-a-proteggere-la-pa-e-i-cittadini-ecco-come/)
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*Bloccati WhatsApp, Instagram e due delle principali reti mobili nazionali per silenziare le proteste per l'assassinio di Mahsa Amini, uccisa dalla polizia per non aver indossato correttamente l'hijab* WhatsApp, Instagram e altri servizi internet sono attualmente bloccati in Iran, insieme ad almeno due delle principali reti mobili, riporta l'osservatorio sull'accesso a internet Netblocks. Il governo iraniano sta bloccando l’accesso a internet in tutto il paese, mentre continuano a imperversare le proteste per l’assassinio di Mahsa Amini, avvenuta la settimana scorsa sotto la custodia della polizia, perché non indossava correttamente l’hijab, il velo che copre capelli, fronte, orecchi e nuca. (...) Per contrastare le manifestazioni, oltre all’uso della violenza che avrebbe già causato la morte di almeno 5 persone secondo Reuters, il governo iraniano ha incominciato a restringere l’accesso a internet, imponendo un rigido controllo sulle infrastrutture di rete del paese. WhatsApp e Instagram sono le ultime piattaforme social occidentali ancora autorizzate in Iran, anche se alcuni utenti del accedono ancora a Facebook o Twitter attraverso servizi Vpn. Ma le nuove restrizioni stanno rendendo sempre più difficile per le persone organizzare le proteste e portarle all’attenzione pubblica. [Continua su Wired](https://www.wired.it/article/iran-internet-whatsapp-instagram-proteste/)
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#DataProtection, secondo l'analisi di @Incogni_aid il 55% delle app condivide dati con app di terze parti. @PaoloAnastasio1 per @ItaliaPrivacy
**[DATA PROTECTION, IL 55% DELLE APP CONDIVIDE DATI CON APP DI TERZE PARTI](https://www.privacyitalia.eu/data-protection-il-55-delle-app-condivide-dati-con-app-di-terze-parti/16983/)** Secondo un’indagine della società specializzata Incogni, il 55,2% delle app condivide dati con applicazioni di terze parti. Il 55,2% delle app su Google Paly condivide dati personali con applicazioni di terze parti. E’ quanto emerge dall’analisi condotta da Incogni, un’azienda che si occupa della rimozione dei dati personali dai data brokers. Ad Incogni ha da poco completato l’analisi di 1000 applicazioni del play store di Google. In sintesi ha scoperto quanto segue. \- una app su due (55.2%) condivide dati personali con applicazioni di terze parti \- Le grandi compagnie tech, come Meta, raccolgono il maggior numero di data points ma dichiarano di condividere il minor numero di data points. \- Le app gratuite condividono in media un numero di data points 7 volte superiore a quello delle app a pagamento. \- Le app più popolari, con oltre 500.000 download, condividono in media 6,15 volte più data points rispetto alle app meno popolari. \- La categoria peggiore in termini di condivisione dei dati è “shopping”, dove le app condividono in media 5,72 data points. \- I social media raccolgono il maggior numero di data points (19,18 in media). \- Il 13,4% delle app condivide la vostra posizione con terzi. **[L’analisi di Incogni](https://blog.incogni.com/sharing-is-not-caring/)** evidenzia che le app Meta come Facebook, Facebook Lite, Messenger Lite, Messenger e Instagram raccolgono la maggior parte delle informazioni su di te dichiarando di condividere molto poco. Per loro stessa ammissione, condividono solo 4 punti dati ma in realtà raccolgono 36 punti dati su 37: quasi tutto quello che c’è da sapere su di te.
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*Nei quattro giorni di festival si toccheranno temi fondamentali con una serie di panel e talk, come migrazioni, sorveglianza, emergenza climatica, lavoro e sfruttamento e assalto al giornalismo e alla sue libertà. Inoltre, ampio spazio anche al giornalismo sotto copertura, ai limiti alla libertà di stampa anche in Italia, alla copertura giornalistica dei conflitti tramite le open source investigation e sul campo e al podcast e al sempre più amato giornalismo audio.* [Leggi tutta la news sul Sito del Comune di Modena](https://www.comune.modena.it/novita/notizie/2022/settembre/dig-festival)

*Sistemi di controllo possono rivelarsi un problema per la privacy degli studenti. Ne parlano alla Privacy Week Ginevra Cerrina Feroni, Diego Dimalta e Angelo Leone* Anche a scuola la privacy potrebbe non essere al sicuro con i nuovi sistemi di sorveglianza. Tecnologie come il social scoring, l'orientamento predittivo con finalità di profilazione che utilizza l'intelligenza artificiale (Ai) e il proctoring possono essere molto dannose se impiegate in ambito scolastico. Un report di Human rights watch su 163 piattaforme per la didattica online utilizzate da 49 paesi nel mondo, ha messo in luce come i dati sensibili degli studenti e delle loro famiglie siano vulnerabili. Complice anche la diffusione del Covid-19 e la necessità di ricorrere alla didattica a distanza, la digitalizzazione della scuola ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni, anche se non sempre le scelte dei programmi per le lezioni da remoto si sono rivelate le migliori. “La spinta alla digitalizzazione della scuola portata dal Covid-19 poteva essere sfruttata in maniera ottimale e la scelta delle piattaforme meritava qualche riflessione in più - si rammarica Diego Dimalta, avvocato, Dpo e cofondatore di Privacy Network-. Dal 2022 sono stati introdotti sistemi di Ai predittiva e di social scoring nelle scuole. È importante spiegare ai dirigenti scolastici che non tutto quello che è tecnologia è buono". [Continua su Wired](https://www.wired.it/article/scuola-sorveglianza-privacy-studenti/)

Google paga somme "enormi" per mantenere il dominio dei motori di ricerca, dice il DOJ
*Google di Alphabet Inc. paga ogni anno miliardi di dollari ad Apple Inc., Samsung Electronics Co. e altri giganti delle telecomunicazioni per mantenere illegalmente il suo posto di motore di ricerca numero 1, ha dichiarato giovedì il Dipartimento di Giustizia statunitense a un giudice federale.*

Euro digitale, tra i partner della BCE arriva Nexi e a sorpresa anche Amazon
*La Banca Centrale Europea (Bce) fa un passo avanti nello sviluppo dell’euro digitale annunciando la scelta di 5 partner tecnici, tra i 54 che si erano candidati, per la sperimentazione tecnologica del contante digitale. Tra le società prescelte c’è l'italiana Nexi, chiamata a studiare una soluzione tecnica front-end per i pagamenti con euro digitale presso i negozi fisici. Oltre a Nexi, tra i partner ci sono anche le europee Epi, Wordline e CaixaBank. A sorpresa tra i 5 partner c’è anche un gruppo...*


Twitter? "10 anni di ritardo sulle vulnerabilità: una bomba a orologeria"! Il post di @informapirata
**[TWITTER? "10 ANNI DI RITARDO SULLE VULNERABILITÀ: UNA BOMBA A OROLOGERIA"!](https://www.informapirata.it/2022/09/15/il-whistleblower-peiter-zatko-in-audizione-al-senato-usa-twitter-una-bomba-a-orologeria/)** La violazione dell'account twitter del Ministero della Transizione Ecologica sarà anche dovuta a incompetenza, ma sembrerebbe proprio che i problemi di sicurezza di Twitter siano di gran lunga più seri... Proprio nel giorno in cui gli azionisti hanno sostenuto l'acquisizione di Elon Musk, l'ex capo della sicurezza di Twitter Peiter Zatko, che ha denunciato il suo ex datore di lavoro presso varie istituzioni USA, è stato ascoltato in audizione al Senato e ha confermato lo scenario da incubo. [Qui il post completo](https://www.informapirata.it/2022/09/15/il-whistleblower-peiter-zatko-in-audizione-al-senato-usa-twitter-una-bomba-a-orologeria/)
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#Google deve affrontare una causa da 25 miliardi di euro nel Regno Unito e nell'UE per la pubblicità digitale!
**[GOOGLE DEVE AFFRONTARE UNA CAUSA DA 25 MILIARDI DI EURO NEL REGNO UNITO E NELL'UE PER PUBBLICITÀ DIGITALE](https://www.theguardian.com/technology/2022/sep/13/google-lawsuit-uk-eu-digital-advertising)** Google deve affrontare una causa da 25 miliardi di euro (21,6 miliardi di sterline) nel Regno Unito e nell'UE: l'azienda tecnologica è stata accusata di condotta anticoncorrenziale nel mercato della pubblicità digitale. L'azienda, che è un attore chiave nel mercato degli annunci online oltre ad essere una forza dominante nella ricerca, è accusata di abusare del proprio potere nel mercato ad tech, che coordina la vendita di spazi pubblicitari online tra editori e inserzionisti. "Gli editori, compresi i media locali e nazionali che svolgono un ruolo vitale nella nostra società, sono stati a lungo danneggiati dalla condotta anticoncorrenziale di Google", ha affermato Damien Geradin, dello studio legale belga Geradin Partners, coinvolto nel caso dell'UE. [L'articolo di Dan Milmo su The Guardian](https://www.theguardian.com/technology/2022/sep/13/google-lawsuit-uk-eu-digital-advertising) è stato segnalato da [@quinta](https://mastodon.uno/users/quinta)
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Strumenti di marketing “privacy-friendly”: la pubblicità digitale fuori casa (#DOOH). Il post di Giuseppe Alverone DPO dell'Arma dei Carabinieri è su @Cybersec360
**[STRUMENTI DI MARKETING “PRIVACY-FRIENDLY”: LA PUBBLICITÀ DIGITALE FUORI CASA (#DOOH)](https://www.cybersecurity360.it/legal/privacy-dati-personali/strumenti-di-marketing-privacy-friendly-la-pubblicita-digitale-fuori-casa-dooh/)** Tra i trattamenti più pericolosi per la dignità delle persone e per i loro diritti e libertà fondamentali sono annoverate le operazioni di profilazione e tracciamento, funzionali all’invio di messaggi personalizzati di pubblicità comportamentale on line. Tra le soluzioni volte a promuovere sul mercato prodotti e servizi senza impattare sulla privacy dei clienti, c’è quella della pubblicità digitale fuori casa (Digital Out Of Home- DOOH). Vediamo di cosa si tratta [L'articolo completo è su Cybersecurity360](https://www.cybersecurity360.it/legal/privacy-dati-personali/strumenti-di-marketing-privacy-friendly-la-pubblicita-digitale-fuori-casa-dooh/)
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I rischi e gli effetti a lungo termine dello “sharenting”, l’esposizione dei bambini sui social
Il discusso video – circa 9 milioni di visualizzazioni- in cui Chiara Ferragni dialoga con suo figlio ha portato l’attenzione su in tema molto studiato all’Estero soprattutto dagli psicologi, cioè l’esposizione dei bambini sui social media e i suoi effetti a lungo termine sullo sviluppo psicologico degli stessi. La cosa che più ha perplesso gli utenti (e ha suscitato anche molte critiche) riguardo al video di Ferragni è proprio la modalità scelta per condividere un momento privato, cioè una ripresa da una telecamera di sicurezza della propria abitazione. Ad alcuni è sembrato che si stesse superando un certo limite: già i bambini, non solo figli di influencer, vengono esposti continuamente sui social con foto e video, ora si cerca di “offrire” al pubblico anche la dimensione privata della vita dei bambini in famiglia. [Continua su Giornalettismo](https://www.giornalettismo.com/sharenting-rischi-a-lungo-termine/) ps: non odiatemi per l'utilizzo del termine *sharenting*, io mi limito a segnalare l'articolo! 😁

*È in corso a Bonn il secondo appuntamento del G7 delle Autorità di protezione dati, il primo in presenza dopo la pandemia. A fare gli onori di casa, nell’ambito della presidenza di turno del G7 assegnata quest’anno alla Germania, il Commissario federale per la protezione dati e la libertà d’informazione, Ulrich Kelber.*

Nella guerra in Ucraina, anche la biometria e il riconoscimento facciale hanno svolto un ruolo. In una lunga intervista con Techcrunch, il ministro della Trasformazione digitale ucraino Mykhailo Fedorov ha dichiarato che la tecnologia di riconoscimento facciale prodotta dall’azienda Clearview AI sia utilizzata per identificare i soldati russi che, non di rado, vengono inviati sul campo di battaglia senza portare con sé alcun documento identificativo. Questo veniva confermato successivamente sia alla BBC che all’agenzia di stampa Reuters dal Ceo dell’azienda stessa, Hoan Ton-Hat, il quale aggiungeva che, in pancia, Clearview AI avrebbe ben due milioni di foto provenienti da Vkontakte – il social network altrimenti noto come il “Facebook russo” – e che avrebbe potuto essere utile anche allo scopo di riunire i rifugiati ucraini separati dalle loro famiglie. Nell’intervista si aggiungeva un altro dettaglio: l’utilizzo dell’applicazione veniva fornito da Clearview in modalità gratuita alle forze armate ucraine. In un video pubblicato da “IT Army of Ukraine”, un gruppo di attivisti hacker promosso direttamente dal governo ucraino, si vede proprio Clearview AI in azione, utilizzata per identificare e notificare la morte dei soldati russi alle relative famiglie. Secondo la BBC, la stessa azienda avrebbe confermato che Kiev utilizzerebbe la sua tecnologia anche ai checkpoint per individuare sospetti. Clearview AI non è la prima società che sviluppa un’applicazione di questo genere: molto popolari sono infatti sia PimEyes che FindClone. La seconda elencata, in particolare, ha la capacità di scandagliare il web alla ricerca di immagini anche senza che, necessariamente, il soggetto in questione abbia un account social. Oltre a questo, include nel suo database anche i risultati provenienti da VKontakte. L’uso del riconoscimento facciale in guerra ha allarmato diversi esperti, sia per il rischio di errori che, in quel contesto, possono avere conseguenze fatali, sia per la possibilità di sdoganare anche in tempo di pace una tecnologia molto controversa. Ad esempio, l’offerta di ClearView AI al governo ucraino è stata fortemente criticata dall’ong per i diritti digitali Privacy International, secondo la quale “le aziende della sorveglianza stanno sfruttando la guerra” e in questo modo cercano di “ripulire la propria immagine”. Per quanto riguarda specificatamente Clearview AI, conosciamo il suo funzionamento grazie a un’importante falla di sicurezza scoperta dall’ingegnere Mossab Hussein, a capo del team di cybersecurity di SpiderSilk. Hussein, nell’aprile del 2020, ebbe accesso a tutto il repository che includeva il codice sorgente delle applicazioni sviluppate per Windows, Mac, iOs e Android, cosa che gli permise di registrarsi come utente pur non avendo una licenza d’uso. Qualcosa di simile veniva anticipato qualche mese prima grazie al team di Gizmodo che, nelle sue ricerche, aveva trovato addirittura dei bucket S3 – memorie esterne gestite dal sistema cloud di Amazon – pubblicamente accessibili dall’esterno che contenevano sia il codice sorgente, sia le applicazioni compilate. Il punto principale è però la pratica di scansionare il web e i social network alla ricerca d’immagini di profili degli utenti, che ha portato alle reazioni e sanzioni di diverse autorità nazionali, come in Francia, Italia e Regno Unito. In particolare il Garante italiano per la privacy ha multato ClearView AI con una sanzione da 20 milioni di euro, oltre al divieto di raccogliere foto di italiani e alla richiesta di cancellare le immagini già raccolte. Per il Garante, Clearview AI “non raccoglie solamente immagini per renderle accessibili ai propri clienti, ma tratta le immagini raccolte mediante web scraping attraverso un algoritmo proprietario di matching facciale, al fine di fornire un servizio di ricerca biometrica altamente qualificata”. Come scrive Wired Italia, “le fotografie vengono elaborate con tecniche biometriche per estrarre i caratteri identificativi e associare 512 vettori che ricalcano le fattezze del volto (…). Tutti elementi che portano Piazza Venezia a concludere che le similitudini che Clearview AI associa al suo servizio con Google Search sono “del tutto destituite di fondamento”. Peraltro, il fatto che quelle foto siano disponibili in rete non autorizza la società a poterne fare uso per i suoi interessi”. Continua su Guerre di Rete

Etica Digitale è un gruppo volontario indipendente di ragazzi e ragazze con l’intento di riportare la persona e i diritti al centro del dibattito tecnologico.

Se fatto nel rispetto del regolamento, ogni contributo è benvenuto!

Regolamento:

  1. Rispetto e cordialità sempre
  2. Niente troll
  3. Niente pubblicità
  4. Evitare di andare fuori tema nelle discussioni
  5. Evitare discorsi con sfondi politici o propagandistici che non siano strettamente correlati agli argomenti trattati
  6. No attività illegali
  7. Non importunare le e gli utenti in privato.

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