Libraio

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Cake day: mag 26, 2022

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Un libro sconcertante. Scritto, forse, appositamente per sconcertare. Per prima cosa, colpisce la forma: complessa, frammentaria, delirante, "sporca". Molte pagine sono il frutto di un flusso di coscienza assolutamente privo di qualsiasi aggancio a una trama che possa definirsi strutturata in senso stretto. Episodi della dissoluta vita del protagonista/narratore/scrittore si alternano, infatti, a riflessioni che sembrano essere state scritte su tovaglioli di carta di qualche squallida bettola o di qualche oscuro lupanare durante le frenetiche notti parigine, il tutto cucito insieme in un libro spezzettato, un collage di vite, di personaggi, di sensazioni, di sesso, di disagi e di solitudini. La protagonista principale di questo libro sembra essere Parigi, una città in cui si aggira un Miller, inquieto vagabondo, alla perenne ricerca di qualcosa di indefinibile e profeticamente in attesa dell'imminente catastrofe che di lì a poco avrebbe sconvolto il mondo. Henry Miller non solo descrive la Parigi di quell'epoca (gli anni '30), piena di poveracci in cerca di una ricca vedova da sposare e artisti bohemiens che si ritrovano al caffè, prostitute esotiche, truffatori squattrinati e marinai con la gonorrea, ma la idolatra, la venera come una grande madre al cui seno non si può sfuggire. Nota: l'edizione che ho letto fa parte di un cofanetto Oscar Mondadori contenente Tropico del Cancro e il successivo Tropico del Capricorno, con la meravigliosa traduzione di Luciano Bianciardi, e uno scritto critico di George Orwell su Miller e sulla letteratura anglosassone del primo dopoguerra.

Giorno 1. Una nota sullo stile: frasi brevi, taglienti, paratattiche, senza tanti fronzoli e complicazioni. Eppure non si nega importanti metafore e figure retoriche, che semina lungo la narrazione (es.: “A Kushiro non c’era neve fresca. Quella vecchia era ammassata ai lati delle strade, gelata e sudicia, come parole destituite di senso.”). Noto quindi (e mi piace) l’unione tra la scarna sinteticità con le descrizioni “limate” al punto giusto. I personaggi sono accennati il minimo indispensabile per dare un’idea, una fotografia legata a pochi tratti. N.B.: il terremoto a cui fa riferimento in questo primo racconto (intitolato “Atterra un Ufo su Kushiro”) credo sia il sisma avvenuto a Kobe il 17 gennaio 1995, che fece circa 4000 morti.


"Io non accuso, racconto". . Questo piccolo [libriccino](https://www.garzanti.it/libri/giacomo-matteotti-contro-il-fascismo-9788811604846/) di 94 pagine contiene due discorsi, tenuti da Giacomo Matteotti alla Camera dei deputati. Il primo fu pronunciato il 31 gennaio 1921, in cui Matteotti chiama il mondo borghese e il Governo di Giolitti ad assumersi la responsabilità delle violenze del fascismo; il secondo, tenuto il 30 maggio 1924, fu il suo ultimo intervento, in cui denunciava i ripetuti brogli delle precedenti elezioni. . Sulla fascetta che la Garzanti ha usato per abbracciare questo libro c'è scritto: "La lotta per la libertà di un eroe di ieri, una lezione di democrazia per i giovani di oggi". Forse è proprio così, forse non si tratta di una frase retorica ad uso e consumo del mercato librario. Tuttavia ha perfettamente ragione Sergio Luzzatto nella sua prefazione, quando dice che nell'Italia di oggi il nome di Giacomo Matteotti vive unicamente nella toponomastica. Eppure sì, Giacomo Matteotti fu un eroe. Un eroe civile, che sapeva perfettamente a cosa andava incontro, pronunciando in aula quelle parole: fu insultato, interrotto nel suo discorso più volte, e, dieci giorni dopo, a causa di quelle stesse parole, assassinato da cinque energumeni fascisti. Uno dei torti peggiori che potremmo fare alla sua memoria sarebbe relegare la sua vita a una targa per dare il nome a una via o una piazza. Le sue parole, invece, ancora adesso, proprio oggi, ci ammoniscono affinché abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome e ci invitano a non voltare la testa di fronte all'ingiustizia e al sopruso.

il film è - deliberatamente - diverso, perfino nel finale. Fossi in te cercherei il libro in biblioteca (così non rischi di spendere un deca per un consiglio “sbagliato”): in mezz’ora si legge. Il peggio che ti potrà succedere sarà che avrai buttato mezz’ora della tua vita (più il tragitto per la biblioteca e ritorno). Come dicevo, io ci ho letto molto sui meccanismi di omologazione, bullismo, “spirito di gruppo”, esclusione. La mia, però, è una lettura personale, come sempre quando si tratta di lettura.


Ecco un buon esempio di [libro](https://bur.rizzolilibri.it/libri/l-onda-2/) per ragazzi che dovrebbe essere letto prima dagli adulti: in un liceo, un professore conduce un esperimento sociale in classe per spiegare il nazismo (e l'omologazione, il bullismo, il pensiero unico, ecc.). Volete rabbrividire? Leggetelo e pensate che è ispirato a una storia vera. E se avete veramente coraggio, guardatevi anche l'omonimo [film](https://www.justwatch.com/it/film/the-wave). Mi detesterete per il trauma che vi avrò procurato.

Diciamolo pure: Orwell è stato strumentalizzato (e devo dire che si è fatto strumentalizzare con facilità) sia per questo libro, sia per 1984, che credo sia uno dei libri più citati a sproposito della storia della letteratura. Per qualsiasi cosa, oggi, si tira fuori l’aggettivo orwelliano, svuotandolo così di ogni senso.


È molto tempo che volevo scrivere una nota su questo libro. Finalmente mi sono deciso, a distanza di tanto tempo dalla sua lettura. Forse avevo bisogno di far sedimentare qualche idea. Si tratta, ovviamente, di un libro-metafora, che si riferisce a un fenomeno storico in particolare: la Rivoluzione Russa. Sebbene sia stato indicato unanimemente come un racconto paradigma contro il totalitarismo in generale, l'obiettivo della "denuncia" è chiarissimo: la dittatura comunista sovietica. Si potrebbe infatti con facilità tracciare un diagramma con due linee parallele che combaciano perfettamente: la "favola" della fattoria che si ribella al padrone umano, sotto la guida sempre più fosca e violenta dei maiali, e la storia della Rivoluzione d'Ottobre. Orwell aveva capito la forza espressiva di una narrazione in cui gli animali (e non gli uomini) sono i protagonisti, e così rappresenta Marx e Lenin, i soviet e l'esilio di Trockij, fino allo strapotere personalistico di Stalin. Anzi, senza avere presente la storia russa, alcuni passaggi potrebbero addirittura essere piuttosto oscuri (come la metafora delle Purghe Staliniane). È interessante notare come Orwell descriva perfettamente la genesi del totalitarismo e la gradualità con cui viene instaurato il regime, grazie soprattutto alla propaganda, lo strumento preferito dai dittatori, che intorpidisce le menti del "popolo" (di qualunque "popolo" si tratti, uomini o animali). . (maiale origami: modello di Mindaugas Cesnavicius)

La metto giù brutale: Mondadori ha capito dove ultimamente gira la grana, e ne vuole una fetta. Quella più grossa.


[I LIBRI DEL MESE] GIUGNO 2022
**Non siate timidə!** Vantatevi a profusione delle vostre letture per questo mese. Romanzi? Saggi? Biografie? Gialli? Manuali di ricamo? Per voi sarà un giugno libresco?

Grazie infinite! Ma lo sconsiglio, porta alla grafomania…


Nel tempo (e grazie alla professione) ho sviluppato un’adorazione al limite dell’idolatria per il sacro oggetto libro, così sfogo su un diario di lettura il mio insano bisogno di appuntarmi ogni quisquilia (e devo dire che la cosa mi sta sfuggendo di mano). Favorisco istantanea della mia malattia mentale (appunti presi durante la lettura di SULLA STRADA di Jack Kerouac).

Sì, sono pazzo.


Il mio libro di maggio è FAUSTO E ANNA di Carlo Cassola (Mondadori).

Diciamo che rientrerebbe nella cosiddetta letteratura resistenziale anche se si tratta di un libro doppio: unisce il racconto dei primi turbolenti amori adolescenziali alle vicende dei giovani partigiani toscani. Un racconto che non celebra in modo apologetico la Resistenza, ma la descrive in tutte le sue pieghe: ideologie, umanità varie, improvvisazioni, ingenuità e anche abusi e violenze. Tanto che Cassola fu accusato, all’epoca (1952) di aver infangato la Resistenza. In alcuni brani mi ha ricordato molto IL CLANDESTINO (sempre Oscar Mondadori) di Mario Tobino, proprio per il realismo nel rappresentare un movimento di giovani “di belle speranze”, preda però di errori e disorganizzazione.


Segnati entrambi (ma “Quando abbiamo smesso di capire il mondo” era lì sullo scaffale che mi diceva “leggimi!”).


ABEditore è in pole position nella mia libreria, perché ogni libro è un gioiello. Ti segnalo anche i loro poster (collana Il Cartavolante): pieni di illustrazioni, info e lettering su alcuni classici: Jane Eyre, Frankenstein, Moby Dick, Orlando, 1984 e Ventimila leghe sotto i mari.


Ok, devo solo sapere come si fa e poi parto con un’intera libreria.


“credo ci sia già un utente di Mastodon.uno che ha proposto una cosa del genere, gestita tramite hashtag dedicato, ma non ricordo il nickname” Ciao, credo tu ti riferisca a Lucrezia Monti. Hashtag #bibliofilincurabili. Spero di essere stato d’aiuto.