Mezzo secolo fa, il MIT ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo del software di volo per il programma Apollo della NASA, che ha fatto atterrare l’uomo sulla Luna per la prima volta nel 1969. Una delle tante persone che hanno contribuito a questo sforzo è stata Margaret Hamilton, una scienziata informatica che ha guidato la divisione di ingegneria del software del MIT Instrumentation Laboratory, che nel 1961 ha stipulato un contratto con la NASA per sviluppare il sistema di guida del programma Apollo. Per il suo lavoro in questo periodo, alla Hamilton è stato attribuito il merito di aver reso popolare il concetto di ingegneria del software.

In un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais ha spiegato perché ha scelto di chiamarla ingegneria del software: “Ho lottato per dare legittimità al software, in modo che ad esso - e a chi lo costruisce - venisse dato il giusto rispetto, e così ho iniziato a usare il termine ‘ingegneria del software’ per distinguerlo dall’hardware e da altri tipi di ingegneria, pur trattando ogni tipo di ingegneria come parte del processo generale di ingegneria dei sistemi. Quando ho iniziato a usare questa espressione, è stata considerata piuttosto divertente. È stato uno scherzo continuo per molto tempo. Si scherzava sulle mie idee radicali. Alla fine il software ha ottenuto necessariamente lo stesso rispetto di qualsiasi altra disciplina”.

Margaret Hamilton (nata il 17 agosto 1936) è un’informatica americana che è stata una delle prime programmatrici di software; ha creato il termine software engineer per descrivere il suo lavoro. Ha contribuito alla stesura del codice informatico dei moduli di comando e lunari utilizzati nelle missioni Apollo sulla Luna tra la fine degli anni '60 e l’inizio degli anni '70.