Tra Madrid e Londra viene fondata una finta banca, una rete internazionale guidata da manager accusati di riciclaggio in Spagna. Oggi la banca è guidata da tre italiani incensurati.

L’inchiesta in breve

  • Bandenia si presenta come una banca internazionale. In realtà è un miraggio: opera con una finta licenza delle Isole Comore, non ha correntisti, e non ha nemmeno una vera sede.

  • Sulla carta l’istituto, fondato nel 2003 in Spagna, offre servizi finanziari e garantisce credibilità ai propri clienti. Tuttavia, secondo la Procura anticorruzione di Madrid, da Bandenia sono transitati i soldi di condannati per traffico di droga, o per altri reati finanziari, come truffa e riciclaggio di denaro.

  • Dopo le indagini spagnole, il centro delle operazioni finanziarie si sposta a Londra, dove la rete Bandenia tocca mezzo mondo.

  • Attraverso una rete di 450 società di comodo, e grazie alla miopia delle autorità finanziarie, Bandenia è riuscita a sopravvivere alla caduta del suo fondatore, lo spagnolo Josè Artiles Ceballos, condannato in primo grado per riciclaggio di proventi del narcotraffico.

  • Oggi Bandenia prospera, millantando capitalizzazioni astronomiche e promettendo prestiti miliardari. Dietro al suo (apparente) successo ci sono tre manager italiani, che si muovono fra Italia e Regno Unito: Fabio Pastore, Giovanni Modafferi e Massimiliano Arena.